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Il marchio Pura Lana Vergine

 
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Marchio Pura Lana Vergine - Franco Grignani
Pura Lana Vergine - Franco Grignani - Agenda
Marchio Pura Lana Vergine - Schizzi progetto
Marchio Pura Lana Vergine
Marchio Pura Lana Vergine - Poster
Marchio Pura Lana Vergine - Poster
Marchio Pura Lana Vergine - Pagina pubblicitaria
Marchio Pura Lana Vergine - Pannello pubblicitario
Marchio MistoLana Vergine
Marchio Pura Lana Vergine - Etichetta
Marchio Pura Lana Vergine
Marchio Pura Lana Vergine - Pagina pubblicitaria
Marchio Pura Lana Vergine - Alessandro Del Piero

La storia del marchio Pura Lana Vergine

Negli anni Trenta alcuni produttori di lana pensarono fosse giunto il momento di promuovere, nel loro interesse, il prodotto su scala internazionale. Nel 1937 nacque l’IWS, lnternational Woolmark Secretariat, organismo che rappresentava gli allevatori di pecore dell’Australia, Nuova Zelanda, Sudafrica e Uruguay, cioè l’80% della produzione mondiale. Nella Seconda Guerra Mondiale i tessuti sintetici e più avanti, negli anni ’60, i tessuti acrilici, il poliestere e il nylon avevano cominciato a insidiare il primato di qualità della pura lana; per contrastare il dilagare di queste fibre “non naturali” nel 1963 l’IWS (ora AWI, Australian Wool Innovation) decise di indire un concorso internazionale per creare un marchio che identificasse la componente naturale del loro prodotto e ne garantisse la qualità. Nel 1964 venne ufficialmente presentato a Londra il marchio “Pura Lana Vergine”, nel mondo il “Woolmark”. Considerato nel corso di un sondaggio internazionale il marchio più bello mai disegnato, è rimasto un’icona senza tempo, perfetto nella sua semplicità. Ma chi è l’autore del Woolmark? Nel 1963 il grafico Franco Grignani era stato invitato a far parte della giuria internazionale per la scelta del marchio. Poco prima della partenza si presentò il signor Spiriti, un’incaricato dell'agenzia di pubblicità che lavorava per il Segretariato Italiano Pura Lana Vergine e che era preposta alla raccolta del materiale grafico da esibire al concorso, manifestando l’intenzione di sottoporgli i progetti raccolti. Scoraggiato dalla inadeguatezza delle proposte, Franco Grignani decise di ritirarsi dalla giuria e mandò una disdetta a Londra; l'incaricato Spiriti, preoccupato dalla sua reazione, cominciò ad insistere perché rivedesse le sue decisioni e, al limite, proponesse qualcosa di suo, visto che il tempo ormai stringeva. Londra premeva perché Grignani non rifiutasse di far parte della giuria e Spiriti faceva altrettanto perché presentasse qualcosa di livello adeguato. Sicuro di non vincere in un contest internazionale così ampio, Grignani cominciò a studiare qualcosa che salvasse il livello qualitativo del design italiano. Si racconta che un giorno a pranzo sulla tovaglia bianca disegnò, con i rebbi della forchetta, una rotazione ad archi, cioè l’idea del famoso “gomitolo”; ne fece diverse varianti sperimentando i diversi spessori delle linee. Si trattava di un segno stilizzato, un esperimento di grafica in bianco e nero secondo lo stile tipico del suo linguaggio visivo. Nella sua agenda Olivetti dell’epoca sono riprodotte le nove soluzioni del suo marchio. Durante i lavori della giuria tutti i partecipanti si espressero subito e, all’unanimità, a favore del suo progetto con l’esclusione proprio di Grignani che, consapevole di trovarsi in una situazione di grande imbarazzo, votò contro il proprio lavoro fino alla fine suscitando la meraviglia dei partecipanti. Il progetto del marchio, presentato dall’agenzia di pubblicità incaricata dal Segretariato Italiano della Pura Lana Vergine, venne attribuito a Francesco Saroglia (un impiegato all’interno della stessa) e affidato alle mani di Franco Grignani per qualche aggiustamento. La paternità di Saroglia fu subito messa in discussione dalla mancanza di documentazione sulla sua attività grafica; nessun lavoro noto, libro o testimonianza. Solo dopo quasi vent’anni di silenzio, Grignani cominciò a riattribuirselo.